Una voce ineguagliabile, l'inconfondibile risata, le spalle strette nell'abbraccio festoso e dolce che l'accompagnava, sempre dietro ai suoi occhialoni scuri: lo ricordiamo così Ray Charles, così all'età di 74 anni ha abbondonato la terra dei peccatori, lui che peccatore lo fu per una vita intera, a fare i conti con Chi di dovere. Ray Charles Robinson nacque ad Albany, in Georgia; il suo talento musicale fu manifesto sin dall'infanzia, cantando in chiesa, ma fu Wylie Pitman, uno dei primi incoraggiatori del piccolo genio, che con pazienza e dolcezza accostò coscientemente quelle mani di bambino alla tastiera del pianoforte. Fu vittima della cecità all'età di sette anni per via di un glaucoma: imparò il braille, scoprì la matematica intuendo la sua correlazione con la musica. Perse la madre in età adolescenziale: fu la seconda perdita per Ray, altrettanto difficile e dolorosa. Dopo il fratellino e la vista, la vita decise di portargli via l'unico, essenziale, appoggio rimastogli, la madre, una presenza forte e determinata,che scelse per lui il meglio, portandolo lontano da casa per via degli studi ma forgiandolo dei veri valori della vita. Orfano, lasciò la scuola per suonare e mantenersi. Fin dai suoi esordi fu soprannominato "The genius" e presto crea il suo primo gruppo, il "McSon Trio" nel 1947, anno del suo trasferimento a Seattle,sullo stile del celebre "Nat King Cole trio",cui Ray Charles si ispirò tante volte("I got the woman","Unforgettable")."Confession blues":il primo disco,anno 1949; poi,a seguire,"The things I used to do".Di lì a poco,nel 1951, il suo primo singolo a entrare nella classifica R&B, "Baby, Let Me Hold Your Hand". Ray fu protagonista dei cambiamenti che portarono la Black Music ad avvicinarsi al mondo del Jazz. Ma è nel '55, con "I've got a woman" che Ray Charles Robinson diventa Ray Charles, scatenando un terremoto culturale anziché musicale.La musica del diavolo con la musica di Dio: viene censurato perché blasfemo, esiliato dalla Georgia per il suo impegno contro il razzismo.Rimangono memorabili le sue performance ad alcuni Festival del Jazz. La sorte di Ray cambiò con un contratto per l'Atlantic Records. Qui pubblicò una serie di pezzi straordinari:" I've got a woman", "This little girl of mine", "Hallelujah I love her so" e "What'd I Say", una canzone che mescola lo spirito rock and roll con una linea modernissima di piano elettrico. Fu questa la sua ultima perla per l'Atlantic, che avrebbe poi lasciato alla fine degli anni Cinquanta per passare alla Abc. Successivo è stato il suo avvicinamento ad un genere più morbido, uno stile pop-orchestrale, "Georgia on my mind" e "I can't stop ving you" del 1962. "Unchain My Heart "e "Hit the Road Jack", due pietre miliari. 12 Grammy conquistati,nove tra il 1960 e il 1966. Nel 1965, però, Ray Charles fu costretto a fermarsi:problemi di tossicodipendenza lo tennero lontano dai palchi e dalla musica.Droga,la cocaina, "l'elisir della breve vita":piegato dalla stanchezza di non mollare mai, dal tentativo di farcela nonostante tutto, nonostante il dolore, la fatica, la povertà, le fregature. Belle donne, tante, tantissime: la minaccia costante di una nuova perdita, quella della sua amatissima moglie Della.Il ritorno, sofferto, un anno dopo: abbandonò i territori del soul e del rock a favore di un repertorio più jazzato, anche nei dischi. Nel 1980 partecipò al film "The Blues Brothers" (pellicola cult con John Belushi) che rilanciò non poco la sua figura.Pochi o quasi nulli i lavori di questo periodo,solo qualche rivisitazione di una discografia eccezionalmente ricca.La sua ultima apparizione in pubblico risale al 30 aprile del 2004 accanto a Clint Eastwood:la città di Los Angeles aveva dichiarato monumento nazionale gli studi del cantante costruiti 40 anni fa nel centro della metropoli.Ray Charles ha attraversato la rivoluzione "black" anni Cinquanta, ha costruito la sua storia e la nostra storia.Ha respirato jazz, blues, Rythm&blues, gospel e perfino country,costruendo su di essi la poliedricità della propria anima.Ha sconvolto i benpensati,eppure ha vissuto intensamente;ha combattuto per i suoi ideali;ha vinto le sue battaglie semplicemente da uomo,non da divo o rockstar ma come Ray.Rimarrà impressa per sempre nel tempo quell’icona di Ray Charles seduto al suo pianoforte, che dietro i suoi occhiali scuri scrutava lontano,dove nessun altro poteva arrivare, descrivendoci con la sua musica magnifici paesaggi sonori che solo lui poteva vedere.Aveva solo una spina per difendersi dal mondo,la sua musica,pungente, dolorosa, che lascia il segno e ne ha fatto lo stendardo,mai baluardo,della propria essenza.Ray Charles non era un musicista qualunque, era destinato ad entrare nella galleria dei grandi uomini della musica,poichè la musica l'aveva capita ed amata fin in fondo, l'aveva raccontata senza rimpianti, tramandata con il cuore e con l'anima.Ray Charles si è spento il 10 giugno 2004 a Beverly Hills, California, all'età di 74 anni:un vecchio blues canta il mio,il nostro arrivederci...A buon rendere...