"La pittura che non si vede" : Poesia.

 

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La poetessa dell'amore elegiaco ignorantemente definito "lesbico"

La bella addormentata nel bosco
La poesia di Walt Disney (Aurora,
l'eroina del cartone animato
sopra citato, ha come corrispondente
umano Audrey Hepburn.
Il genio di Walt Disney
si è infatti ispirato a lei per creare la protagonista de "La bella addormentata
nel bosco")


A chi pensa che la poesia sia morta, a chi pensa che sia un semplice apostrofo nel mondo della letteratura...

Federica Piacentini
federicapiacentini@libero.it


venerdì, 28 ottobre 2005
 

Non respingere i sogni perché sono sogni

Non respingere i sogni perché sono sogni.
Tutti i sogni possono
essere realtà, se il sogno non finisce.
La realtà è un sogno. Se sogniamo
che la pietra è pietra, questo è la pietra.
Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,
è un sognare, l'acqua, cristallina.
La realtà traveste
il sogno, e dice:
"Io sono il sole, i cieli, l'amore".
Ma mai si dilegua, mai passa,
se fingiamo di credere che è più che un sogno.
E viviamo sognandola. Sognare
è il mezzo che l'anima ha
perché non le fugga mai
ciò che fuggirebbe se smettessimo
di sognare che è realtà ciò che non esiste.
Muore solo
un amore che ha smesso di essere sognato
fatto materia e che si cerca sulla terra.

Pedro Salinas

postato da Poesia83 | ottobre 28, 2005 21:43 | commenti


mercoledì, 26 ottobre 2005
 

Le magnolie sul tavolo della stanza da pranzo sembra respirino.
La loro eleganza m'incanta.
Chiedo a Dio di trasformarmi in un fiore.
In ginocchio sul marmo lo prego di darmi petali al posto del corpo.
Sarei profumata e intoccabile.
Sarei una di quelle cose nate per morire all'istante.
I.Santacroce

postato da Poesia83 | ottobre 26, 2005 23:27 | commenti
 
"Preferirei costruire impugnature per armoniche piuttosto che discutere di antropologia
azteca, letteratura inglese, o storia delle nazioni unite...non vorrei essere Bach,
Mozart, Tolstoy, Joe hill, Gertrude Stein o James dean...sono tutti morti , i grandi
libri sono stati scritti, i grandi detti sono stati pronunciati! Voglio solo mostrarvi
un'immagine di quello che succede qui qualche volta, anche se io stesso non capisco bene
che cosa stia succedendo...le mie poesie sono scritte in un ritmo di distorsione non
poetica, divise da orecchie forate, finte ciglia, sottratte da gente che costantemente
si tortura a vicenda...una canzone è qualcosa che può camminare da sola, una poesia è un
uomo nudo..qualcuno dice che io sono un poeta." 
Bob Dylan
postato da Poesia83 | ottobre 26, 2005 00:22 | commenti (1)


martedì, 25 ottobre 2005
 

rayUna voce ineguagliabile, l'inconfondibile risata, le spalle strette nell'abbraccio festoso e dolce che l'accompagnava, sempre dietro ai suoi occhialoni scuri: lo ricordiamo così Ray Charles, così all'età di 74 anni ha abbondonato la terra dei peccatori, lui che peccatore lo fu per una vita intera, a fare i conti con Chi di dovere. Ray Charles Robinson nacque ad Albany, in Georgia; il suo talento musicale fu manifesto sin dall'infanzia, cantando in chiesa, ma fu Wylie Pitman, uno dei primi incoraggiatori del piccolo genio, che con pazienza e dolcezza accostò coscientemente quelle mani di bambino alla tastiera del pianoforte. Fu vittima della cecità all'età di sette anni per via di un glaucoma: imparò il braille, scoprì la matematica intuendo la sua correlazione con la musica. Perse la madre in età adolescenziale: fu la seconda perdita per Ray, altrettanto difficile e dolorosa. Dopo il fratellino e la vista, la vita decise di portargli via l'unico, essenziale, appoggio rimastogli, la madre, una presenza forte e determinata,che scelse per lui il meglio, portandolo lontano da casa per via degli studi ma forgiandolo dei veri valori della vita. Orfano, lasciò la scuola per suonare e mantenersi. Fin dai suoi esordi fu soprannominato "The genius" e presto crea il suo primo gruppo, il "McSon Trio" nel 1947, anno del suo trasferimento a Seattle,sullo stile del celebre "Nat King Cole trio",cui  Ray Charles si ispirò tante volte("I got the woman","Unforgettable")."Confession blues":il primo disco,anno 1949; poi,a seguire,"The things I used to do".Di lì a poco,nel 1951, il suo primo singolo a entrare nella classifica R&B, "Baby, Let Me Hold Your Hand". Ray fu protagonista dei cambiamenti che portarono la Black Music ad avvicinarsi al mondo del Jazz. Ma è nel '55, con "I've got a woman" che Ray Charles Robinson diventa Ray Charles, scatenando un terremoto culturale anziché musicale.La musica del diavolo con la musica di Dio: viene censurato perché blasfemo, esiliato dalla Georgia per il suo impegno contro il razzismo.Rimangono memorabili le sue performance ad alcuni Festival del Jazz. La sorte di Ray cambiò con un contratto per l'Atlantic Records. Qui pubblicò una serie di pezzi straordinari:" I've got a woman", "This little girl of mine", "Hallelujah I love her so" e "What'd I Say", una canzone che mescola lo spirito rock and roll con una linea modernissima di piano elettrico. Fu questa la sua ultima perla per l'Atlantic, che avrebbe poi lasciato alla fine degli anni Cinquanta per passare alla Abc. Successivo è stato il suo avvicinamento ad un genere più morbido, uno stile pop-orchestrale, "Georgia on my mind""I can't stop ving you" del 1962. "Unchain My Heart "e "Hit the Road Jack", due pietre miliari. 12 Grammy conquistati,nove tra il 1960 e il 1966. Nel 1965, però, Ray Charles fu costretto a fermarsi:problemi di tossicodipendenza lo tennero lontano dai palchi e dalla musica.Droga,la cocaina, "l'elisir della breve vita":piegato dalla stanchezza di non mollare mai, dal tentativo di farcela nonostante tutto, nonostante il dolore, la fatica, la povertà, le fregature. Belle donne, tante, tantissime: la minaccia costante di una nuova perdita, quella della sua amatissima moglie Della.Il ritorno, sofferto, un anno dopo: abbandonò i territori del soul e del rock a favore di un repertorio più jazzato, anche nei dischi. Nel 1980 partecipò al film "The Blues Brothers" (pellicola cult con John Belushi) che rilanciò non poco la sua figura.Pochi o quasi nulli i lavori di questo periodo,solo qualche rivisitazione di una discografia eccezionalmente ricca.La sua ultima apparizione in pubblico risale al 30 aprile del 2004 accanto a  Clint Eastwood:la città di Los Angeles aveva dichiarato monumento nazionale gli studi del cantante costruiti 40 anni fa nel centro della metropoli.Ray Charles ha attraversato la rivoluzione "black" anni Cinquanta, ha costruito la sua storia e la nostra storia.Ha respirato jazz, blues, Rythm&blues, gospel e perfino country,costruendo su di essi la poliedricità della propria anima.Ha sconvolto i benpensati,eppure ha vissuto intensamente;ha combattuto per i suoi ideali;ha vinto le sue battaglie semplicemente da uomo,non da divo o rockstar ma come Ray.Rimarrà impressa per sempre nel tempo quell’icona di Ray Charles seduto al suo pianoforte, che dietro i suoi occhiali scuri scrutava lontano,dove nessun altro poteva arrivare, descrivendoci con la sua musica magnifici paesaggi sonori che solo lui poteva vedere.Aveva solo una spina per difendersi dal mondo,la sua musica,pungente, dolorosa, che lascia il segno e ne ha fatto lo stendardo,mai baluardo,della propria essenza.Ray Charles non era un musicista qualunque, era destinato ad entrare nella galleria dei grandi uomini della musica,poichè la musica l'aveva capita ed amata fin in fondo, l'aveva raccontata senza rimpianti, tramandata con il cuore e con l'anima.Ray Charles si è spento il 10 giugno 2004 a Beverly Hills, California, all'età di 74 anni:un vecchio blues canta il mio,il nostro arrivederci...A buon rendere...

postato da Poesia83 | ottobre 25, 2005 23:43 | commenti


sabato, 22 ottobre 2005
 

Dalle braccia di un amore

Dalle braccia di un amore
nelle braccia di un altro

m'ha salvato dal morire sulla croce
una signora che fuma marijuana
e scrive canzoni e storie,
ed è molto più gentile dell' ultima,
molto molto più gentile,
e a letto è altrettanto brava o addirittura migliore.

Non è piacevole essere messi in croce e lasciati là,
è molto più piacevole dimenticare un amore che
non funziona
come ogni amore
alla fine
non funziona...

E' molto più piacevole far l'amore
davanti alla spiaggia di Del Mar
nella camera 42, e dopo
stare a letto, seduti,
e bere del buon vino, chiacchierare e toccarsi
fumare

ascoltare il rumore delle onde...

Sono morto troppe volte
credendo e aspettando, aspettando
in una stanza
fissando il soffitto scalcinato
aspettando il telefono, una lettera, un colpo all'uscio, un squillo...
impazzendo
mentre lei ballava con sconosciuti nei locali notturni...

dalle braccia di un amore
nelle braccia di un altro

non è piacevole morire sulla croce
è molto più piacevole sentire il tuo nome sussurrato
nel buio.

Charles Bukowski

postato da Poesia83 | ottobre 22, 2005 16:25 | commenti (3)
 

...Femmina come la terra 
   Femmina come la guerra 
   Femmina come la pace 
   Femmina come la croce 
   Femmina come la voce 
   Femmina come sai 
   Femmina come puoi  
   Femmina come la sorte 
   Femmina come la morte 
   Femmina come la vita 
   Femmina come l’entrata 
   Femmina come l’uscita 
   Femmina come le carte
... 

da "Il giorno dei giorni" di Luciano Ligabue

postato da Poesia83 | ottobre 22, 2005 15:59 | commenti


mercoledì, 19 ottobre 2005
 

mank_jimi

Capelli semiarruffati, ispidi, mani grandi, longilinee e forti, due occhi incastonati nel volto come due olive nere: e' così che si presenta la figura di Jimi Hendrix, come quella del rocker "scanzonato", quella dell'"intramontabile mito". Un passato difficile, un presente da giocare in un sol colpo,un futuro immortale, come la sua musica. Perse la madre in giovane età; forse fu proprio per riempire questo vuoto e questa solitudine affettiva che si legò molto alla chitarra, a questo strumento così femminile e materno, così poliedrico e versatile che raccontò e continua a raccontare la sua vita, i suoi dolori, le sue pazzie. Non frequentò scuole di musica, fu autodidatta: il suo genio sorgeva dalla voglia di rivalsa, dalla passione per la chitarra e per la musica, dalla necessità di uscire dalla povertà, di essere una voce tra mille, eppure, per qualche alchimia così speciale. Così veste i suoi pezzi di blues, li ricama con il jazz, li impreziosce con i suoi effetti e realizza dischi che oltre ad essere dei grandi capolavori (Electric Ladyland e Are you experienced?)rivoluzionarono il modo di suonare la chitarra elettrica, rompendo con la tradizione, lasciando spazio ad ogni tipo di sperimentazione. Il punto di partenza è il blues, con cui Hendrix cala nel suo sound lo stesso aroma di zolfo del Delta blues di Robert Johnson, ma utilizzando ogni possibile effetto (distorsioni, delay, wah-wah) e ogni parte del suo corpo (tutta la mimica della mano, del braccio, persino della bocca) per tirar fuori dallo strumento il maggior numero di suoni, voci, timbri, quasi fosse un corpo posseduto da esorcizzare. Con Hendrix, nasceva la moderna chitarra elettrica: non più semplice strumento, ma voce e orchestra al servizio del rock. Il festival di Monterey (18 Giugno 1967) è la consacrazione di Hendrix come animale da palcoscenico. Al termine della sua estenuante esibizione (con una versione demoniaca di “Wild thing”), dopo aver dato fuoco alla chitarra, raccoglie un'ovazione interminabile. In breve la sua Fender, simbolo fallico, idolo sacrificale, immolata sull'altare del palco al termine dei suoi concerti, con tanto di roghi e distruzioni selvagge, diventa la più potente icona del rock. Eppure Jimi Hendrix oltre ad essere un grande chitarrista era anche e soprattutto un uomo, lo dimostrano le inquiete ed equivoche ballate di Axis Bold as Love, piene di riferimenti alla morte, alla religione, alla magia e al soprannaturale. La sua espressione di vita stava tutta in quelle cinque corde, in quello strumento suonato con tanta forza e vitalità che sfiora i limiti del selvaggio. Nel suo blues ha trovato rifugio e conforto, coraggio e rabbia, forse anche una lacrima in più per reggere il peso di un crollo sempre imminente, forse dovuto ad un passato amaro. Il suo stile così innovativo, così duro, a volte di denuncia, ripercorre tutte le generazioni a cui egli ha lasciato il passo ma non la fama. E' l'uomo consumato dal successo, dalla droga, dal sesso: forse solo un uomo consumato dal dolore, dalla perdita. Scrivo sulle note di Georgia, sulle note di un altro musicista, Ray Charles, consumato anch'esso dalla droga e dal sesso, dal dolore, dalla perdirta. Jimi Hendrix è nato e cresciuto con la vita, con la sua durezza, che non risparmia nessuno. Forse questo era il suo destino,che avesse come padre, madre, compagna, questo legno ed è forse con esso che egli ha cercato di rimarginare le ferite, di dimenticare se si può e per quanto si può. Il caro vecchio Jimi è entrato come un fiume in piena nel cuore dei chitarristi che si svegliano al mattino sognando un giorno di poter essere dei potenziali successori. Gli eletti sono pochi, egli è il re degli eletti: è stato scelto per essere il solo, per essere amato dal suo pubblico da mezzo secolo e più, per essere amato dalla morte che troppo presto ha bussato alla sua porta. Il suo sorriso beffardo, insicuro e timido continua a conquistare, rimasto congelato dal 18 settembre del 1970. Gli afro-americani, che avevano già perso per morte violenta sia l'"apostolo" Martin Luther King, sia il leader del loro orgoglio Malcom X, perdono anche colui che aveva restituito la paternità nera al rock’n’roll. Gli anni ’70 sono già alle porte, nuovi generi e nuove rockstar sono in arrivo, ma l'eco della chitarra distorta di Hendrix continuerà a risuonare in tutta la musica che da lì in poi ascolteremo.

"La gente piange se qualcuno muore, ma la persona morta non sta piangendo. Quando morirò voglio che la gente suoni la mia musica, perda il controllo e faccia tutto ciò che vuole”. Jimi Hendrix

postato da Poesia83 | ottobre 19, 2005 17:04 | commenti (1)


sabato, 15 ottobre 2005
 

VIVERE UNA SOLA VITA

Vivere una sola vita,
in una sola città,
in un solo paese,
in un solo universo,
vivere in un solo mondo
è prigione.
Conoscere una sola lingua
un solo lavoro
un solo costume
una sola civiltà
conoscere una sola logica
è prigione.

postato da Poesia83 | ottobre 15, 2005 16:06 | commenti


giovedì, 06 ottobre 2005
 

MILLEUNSEGNO

Tre calligrafi in mostra
Musica, cinema, letteratura e cultura della Mesopotamia

Le recenti, dolorose, vicende della guerra restituiscono una immagine dell’Iraq esclusivamente legata alla violenza, alla crisi umanitaria, all’integralismo religioso.

Una immagine che rischia di alimentare nella cultura collettiva le basi inconsce del razzismo e dello scontro di

L’Iraq è invece anche la Mesopotamia, terra di storia millenaria, culla della civiltà mediterranea, centro della più elevata cultura islamica ed esprime forme artistiche disconosciute come la calligrafia.

"Mille e un segno" attraverso una esposizione di opere calligrafiche intende restituire dignità a questa forma d’arte ed alla popolazione che la esprime. Una serie di eventi collaterali, concerti, conferenze, proiezioni, completeranno un quadro, certo non esaustivo, ma significativo, delle espressioni artistiche irachene. La iniziativa è la prima di una serie di iniziative culturali che caratterizzeranno l’attività della associazione Un ponte per… nel corso del 2005.

All'iniziativa sarà collegata la sensibilizzazione del pubblico  sulle conseguenze della guerra e dell’embargo sul patrimonio culturale iracheno, in particolare in sostegno al progetto per la riapertura della biblioteca di Baghdad.

postato da Poesia83 | ottobre 06, 2005 19:45 | commenti (2)


mercoledì, 05 ottobre 2005
 

E con le mani amore, e per le mani ti prenderò
e senza dire parole nel mio cuore ti porterò
e non aver paura se non sarò bella come dici tu
ma voleremo in cielo in carne ed ossa, non torneremo più..

Era il 1983 e la mia vita già incominciava con una poesia. Mentre magari quella stessa donna cannone augurava buona vita a chi sotto le bombe c'ha vissuto una vita intera. Era forse il mio benvenuto sulla terra, una profezia del mio futuro, il sogno di bimba dell'amore eterno. Mentre c'è chi ha il sogno di mangiare per arrivare a domani, per vivere un giorno in più ma non d'amore,di cibo. Era il mio debutto nel mondo occidentale, nel benessere e nell'agiatezza perchè i miei genitori non mi avrebbero fatto mancare nulla. Mentre c'è chi i figli se li vende perchè non riesce a camparli, o li butta nel cassonetto della spazzatura per disperazione di un dono non troppo gradito, o li manda a lavorare perchè, come si dice dalle mie parti, l'acqua è poca e la papera non galleggia. Era il vanto e il desiderio che sarei diventata bella, "una bella bimba con tanti capelli", disse la pediatra. Mentre dall'altra parte del mondo ci sono donne che non pensano alla magrezza come bellezza ma come fame. Mentre ci sono donne che la propria bellezza non possono mostrarla perchè nascoste sotto un burka. Era la speranza che crescessi con sani principi ed una cima a scuola, insomma una vincente nella vita. Mentre ci sono ragazzi che per scappare alla pochezza che hanno si rifugiano nella droga, perchè ad aspettarli in fondo al tunnel non c'è nè speranza nè sogno, ma solo morte. Era l'anno della mia nascita ed oggi che ho ventidue anni e mi guardo intorno mi sento fortunata. Forse ci sono tanti altri che non si ritengono tali ma verso i quali va ogni giorno un mio piccolo pensiero..

postato da Poesia83 | ottobre 05, 2005 23:28 | commenti


martedì, 04 ottobre 2005
 

Silenzio. Paura. Solitudine. Buio profondo.
E' il canto delle falene di mezzanotte, è il rito delle streghe di halloween, è la notte sempiterna delle anime vaganti. Sono fragile, perchè vivo. Ciascuno di noi è il matto sul filo d'un rasoio, ciascuno di noi è un dito puntato contro un cielo caduto. Ciascuno di noi ha l'oscurità nel cuore se l'oscurità dell'uomo tinge di nero i colori del nostro arcobaleno. Non c'è pace per chi rischia la casa, la vita, la gioia, la speranza sotto le bombe,sotto le minacce di morte, costretto dai nervi tesi della paura che paralizzano il tuo essere fragilmente uomo.
Ed oggi mentre i miei pensieri si fermavano a giocare tra le forme bizzarre delle nuvole, mi chiedevo cosa accadesse dall'altra parte del mondo, di cui tutti parlano e a cui nessuno porge una mano sincera. C'è chi per aiutare sgancia bombe, chi vende armi, chi testimonia che la povertà esiste davvero.
Disprezzo chi non ha rispetto. Disprezzo la guerra e i suoi figli. Disprezzo questa società schifosamente cieca ed effimera, povera di senso. Amo questo mondo, amo la gente, gli sguardi sinceri che spero di incontrare in questa vita. Sguardi semplici, pieni di vita, grandi di cuore. Perchè è proprio questo ciò che voglio dalla vita.

postato da Poesia83 | ottobre 04, 2005 15:21 | commenti


domenica, 02 ottobre 2005
 

Sto in ascolto

Sto in ascolto,
come al suono di voci lontane
ma non c'è nulla d'intorno, nessuno
e voi deponete il suo corpo
in questa nera,buona terra
nè granito,nè salici
faranno ombra alle sue ceneri lievi
soltanto i venti marini del golfo
giungeranno volando.

Anna Andreevna Achmatova

postato da Poesia83 | ottobre 02, 2005 18:24 | commenti (1)


sabato, 01 ottobre 2005
 

Non dovresti conoscere la disperazione

se le stelle scintillano ogni notte;

se la rugiada scende silenziosa a sera

e il sole indora il mattino.

Non dovresti conoscere la disperazione - seppure

le lacrime scorrano a fiumi:

non sono gli anni più amati

per sempre presso il tuo cuore?

Piangono, tu piangi, così deve essere;

il vento sospira dei tuoi sospiri,

e dall'inverno cadono lacrime di neve

là dove giacciono le foglie d'autunno;

pure, presto rinascono, e il tuo destino

dal loro non può separarsi:

continua il tuo viaggio, se non con gioia,

pure, mai con disperazione!

Emily   Bronte

postato da Poesia83 | ottobre 01, 2005 17:17 | commenti (2)