A chi pensa che la poesia sia morta,
a chi pensa che sia un semplice apostrofo nel mondo della letteratura...
Federica Piacentini
federicapiacentini@libero.it
domenica, 16 maggio 2004
Mi basterebbe un solo istante,un solo minuto di silenzio pieno,di rumore vuoto,anche di istanti immensi perchè la solitudine non inghiottisca nei suoi freddi telai.Impari ad ascoltare il tuo silenzio,il tuo respiro,il tuo pensiero prende voce dentro di te,mentre tutto,intorno a te,continua a rimanere immobile.In quella immobilità c'è però il tuo corpo e la tua vita.Come un carillon che prosegue la sua danza,come un piccolo souvenir comprato chissà dove,rientri nella tua dimensione svegliandoti da un lungo sonno,da uno strano torpore,quasi ti avesse immobilizzato le braccia,le mani ,le gambe,i polmoni,quando prima sembrava avessi un solo polmone,una sola gamba,una sola mano,un solo braccio.Come se vivessi a metà.Un giorno,in un minuto,in un istante,ti accorgi che fino ad allora hai sentito la vita,la tua vita, sussultare in maniera fievola e lontana,ascoltandola quasi a mille miglia di distanza,ed hai sentito il tuo corpo addormentato,anestetizzato,immune ad ogni dolore,ed hai sentito il tuo cuore battere in maniera regolare,come un ticchettio che procede senza sussulti o intoppi.In quell'istante,riprende vita la tua vita,il corpo sente ogni minima carezza,ogni pugnale,ogni lacrima,ogni abbraccio,ogni bacio,ogni passione ed il tuo cuore non è più un pendolo che scandisce i ritmi delle stagioni ,ma un cavallo sfrenato,impazzito.Si placa,corre,fugge,gioca,cade.Ed è pronto a ripartire ancora,finchè avrà fiato,finchè il suo battere la terra sarà il nostro battere la vita.
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