A chi pensa che la poesia sia morta,
a chi pensa che sia un semplice apostrofo nel mondo della letteratura...
Federica Piacentini
federicapiacentini@libero.it
mercoledì, 25 ottobre 2006
Sei la mia schiavitù,
sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d'estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro.
mercoledì, 17 maggio 2006
Quando sorge il sole,
pensa che tutto sulla terra
debba essere illuminato
tutto debba godere
del suo caldo e materno abbraccio.
Non teme il buio eppure esso esiste,
non teme il freddo eppure esso esiste.
Il sole sorge ogni mattina,
continuando nel compito che gli è stato affidato.
fa capolino tra le nuvole
per ricordare che un suo spiraglio
può regalare un sorriso,
forse una speranza.
Quando cala la notte
pazientemente aspetta
attende.
prima o poi cesserà.
Non si stanca di sorgere e di risorgere,
non si stanca di cullare questo girotondo di vite,
di donare loro calore.
Il calore di uno sguardo,
di un sorriso perduto
il calore di un momento,
di una passione, di un amore.
Anche quando si eclissa,
forse perde le staffe
con questo mondo un pò bizzarro,
la rabbia, il dolore,
la delusione scivolano via su di esso.
Ma splenderà sempre un po’ di meno,
perderà ogni suo raggio come un fiore
perde i suoi petali frechi e profumati.
Forse tra migliaia di anni
cadrà nell’oblio dell’universo
e non potrà più risorgere
perchè ha ricevuto troppo male.
E ciascun livido dell’anima,
ciascuna eclissi dell’anima
chi sa quanto durarà..
un giorno, un mese, un anno.
ma ad ogni livido perderà il suo candore,
la sua gioia,
la sua vitalità.
Come la più dolce delle rose,
anch’essa invecchierà e morirà.
mercoledì, 21 dicembre 2005
Il vento spinge forte contro le finestre, il freddo costringe a fiumi di cioccolate calde per combattere i suoi violenti attacchi. Dopo il silenzio, ecco di nuovo i pensieri. Ecco di nuovo l'innegabile esigenza di trovarmi con la mia buona vecchia musica a parlare tra me e il mio foglio virtuale, a provare piacere e appagamento nel giocare con le parole, con la "musica" della scrittura, quella che in notti così ti scalda l'anima. Si rispolverano i vecchi libri, gli amici di sempre, il conforto di una vita. Scrivere, la gioia dei pensieri, la festa dei colori, la profondità dell'anima, la saggezza della riflessione nell'infilare le parole una dietro l'altra come fossero perle di una splendida collana. Vivere aiuta a capire la lettura e la lettura aiuta a vivere. Ed è proprio quando leggendo ritrovi i contorni delle tue esperienze, tratteggi la forza dei sentimenti che hai provato, torni ai tuoi periodi più bui e più belli ed ancora una lacrima riga il tuo viso, è proprio allora che hai compiuto il gesto nobile e profondo della lettura. Allora vorrà dire che una parte di te è tra quelle pagine e quel libro sarà come i ricordi d'infanzia, come l'odore della torta della nonna, il primo bacio, il primo amore. Stanotte ho riaperto i miei libri ed ho riletto le pagine del mio passato, quelle pagine che hanno guerdato nei miei occhi ed hanno visto crescere la mia anima. "Guerra e pace", "I racconti di Sebastopoli","il piccolo principe", "Baudolino", "la misteriosa fiamma della regina Loana", "La montagna incantata": quante serate hanno riempito, quanti sogni hanno animato, quanti desideri hanno impastato con le loro parole. Se un giorno realizzerò ciascuno dei miei sogni, essi saranno dedicati agli scrittori e ai lettori; a chi come me ha fatto della lettura la fonte della sua esistenza. A chi ha combattuto le battaglie della storia ed ha testimoniato con i suoi scritti. A chi ha denunciato, informato, regalato un attimo di gioia o di allegria. A chi ha regalato un viaggio, un sogno e a chi lo ha fatto proprio. A chi avrebbe voluto un abbraccio e non lo ha avuto, ma lo ha trovato tra le pagine di un libro. A chi regala emozioni con le sue parole e a chi sa ancora piangere. Per tutti voi, anche per chi non mi leggerà, riuscirò, un giorno, a toccare i vostri cuori con petali di rosa e baci d'orchidea, mentre la luna vi cullerà perchè la pace accompagni la vostra notte.
mercoledì, 09 novembre 2005
Te l'ho detto con il vento che come un bruco gioca nella sabbia; come un organo irato tempestoso;
te l'ho detto con il sole, che dei giovani indora i corpi nudi e nelle cose innocenti sorride;
l'ho detto con le nuvole meste fronti che il cielo sostengono, tristezze fuggitive;
l'ho detto con le piante le diafane creature che si coprono d'improvviso rossore;
te l'ho detto con l'acqua vita lucente che nasconde l'ombra;
e te l'ho detto con la mia paura e te l'ho detto con la mia allegria, e con astio, e tremende parole.
Ma non mi basta: oltre la vita voglio dirtelo con la morte; oltre l'amore voglio dirtelo con l'oblio.
Luis Cernuda
venerdì, 04 novembre 2005
Non so se vi siete mai soffermati ad ascoltare Chopin, ad occhi chiusi, a luci spente, con la testa nella sua musica. Chiudete gli occhi insieme a me, immaginate che un pianoforte stia suonando, in una ampia sala, illuminato dalla luna piena che biancheggia al di là delle finestre alte e longilinee. Percorrete questa sala con il vostro sguardo. Non c'è uomo, donna, non c'è nessuno. Siete soli nello spazio che vi circonda. La vostra attenzione è catturata solo dal volteggiare delle note sul pianoforte, esse vi parlano, vi sorridono, vi solleticano, non sentite solitudine o malinconia. E' l'incanto di una sonata a farvi compagnia, è la musica che prende corpo con i vostri pensieri, con i vostri sogni. Ora il pianoforte intona il famoso Notturno: è uno scivolare di lacrime sul volto, una pienezza di sentimenti vi percorre fino ad ascoltare ciascuna nota entrare dentro di voi, impossessarsi della vostra anima e danzare con essa. Leggiadra volteggia libera nella sala tra le braccia di ciò che amate, di colui che amate, in una estasi senza tempo, in un incanto dai toni pastello, in una passione dai toni forti e struggenti. E' il silenzio immobile ora a rapirvi, le vostre labbra sfiorano quelle della persona che amate. E' un bacio rubato, il più dolce che avreste potuto immaginare. E' una poesia di corpi. In un attimo il galantuomo scompare via, il valzar riprende il suo ritmo ballerino, ma il sapore del bacio rubato rimane sulle vostre labbra. Attendete gli umori del romantico pianoforte di Chopin perchè questi possa tornare a turbare la vostra solitudine. Mestamente, silenziosamente, dolcemente.
Nuda sei semplice come una delle tue mani, liscia, terrestre, rotonda, trasparente, hai linee di luna, sentieri di mela, nuda sei snella come il grano nudo.
Nuda sei blu come la notte a Cuba, hai rampicanti e stelle nei capelli, nuda sei enorme e gialla come l'estate in una chiesa d'oro.
Nuda sei piccola come una una delle tue unghie curva, sottile, rosea, finchè nasce il giorno ed entri nel sotterraneo mondo come in una lunga galleria di abiti e faccende: il tuo splendore si spegne, si copre, si sfoglia e di nuovo torna ad essere una mano nuda.
Pablo Neruda
venerdì, 28 ottobre 2005
Non respingere i sogni perché sono sogni
Non respingere i sogni perché sono sogni. Tutti i sogni possono essere realtà, se il sogno non finisce. La realtà è un sogno. Se sogniamo che la pietra è pietra, questo è la pietra. Ciò che scorre nei fiumi non è acqua, è un sognare, l'acqua, cristallina. La realtà traveste il sogno, e dice: "Io sono il sole, i cieli, l'amore". Ma mai si dilegua, mai passa, se fingiamo di credere che è più che un sogno. E viviamo sognandola. Sognare è il mezzo che l'anima ha perché non le fugga mai ciò che fuggirebbe se smettessimo di sognare che è realtà ciò che non esiste. Muore solo un amore che ha smesso di essere sognato fatto materia e che si cerca sulla terra.
Pedro Salinas
mercoledì, 26 ottobre 2005
Le magnolie sul tavolo della stanza da pranzo sembra respirino. La loro eleganza m'incanta. Chiedo a Dio di trasformarmi in un fiore. In ginocchio sul marmo lo prego di darmi petali al posto del corpo. Sarei profumata e intoccabile. Sarei una di quelle cose nate per morire all'istante. I.Santacroce
"Preferirei costruire impugnature per armoniche piuttosto che discutere di antropologia azteca, letteratura inglese, o storia delle nazioni unite...non vorrei essere Bach, Mozart, Tolstoy, Joe hill, Gertrude Stein o James dean...sono tutti morti , i grandi libri sono stati scritti, i grandi detti sono stati pronunciati! Voglio solo mostrarvi un'immagine di quello che succede qui qualche volta, anche se io stesso non capisco bene che cosa stia succedendo...le mie poesie sono scritte in un ritmo di distorsione non poetica, divise da orecchie forate, finte ciglia, sottratte da gente che costantemente si tortura a vicenda...una canzone è qualcosa che può camminare da sola, una poesia è un uomo nudo..qualcuno dice che io sono un poeta." Bob Dylan
martedì, 25 ottobre 2005
Una voce ineguagliabile, l'inconfondibile risata, le spalle strette nell'abbraccio festoso e dolce che l'accompagnava, sempre dietro ai suoi occhialoni scuri: lo ricordiamo così Ray Charles, così all'età di 74 anni ha abbondonato la terra dei peccatori, lui che peccatore lo fu per una vita intera, a fare i conti con Chi di dovere. Ray Charles Robinson nacque ad Albany, in Georgia; il suo talento musicale fu manifesto sin dall'infanzia, cantando in chiesa, ma fu Wylie Pitman, uno dei primi incoraggiatori del piccolo genio, che con pazienza e dolcezza accostò coscientemente quelle mani di bambino alla tastiera del pianoforte. Fu vittima della cecità all'età di sette anni per via di un glaucoma: imparò il braille, scoprì la matematica intuendo la sua correlazione con la musica. Perse la madre in età adolescenziale: fu la seconda perdita per Ray, altrettanto difficile e dolorosa. Dopo il fratellino e la vista, la vita decise di portargli via l'unico, essenziale, appoggio rimastogli, la madre, una presenza forte e determinata,che scelse per lui il meglio, portandolo lontano da casa per via degli studi ma forgiandolo dei veri valori della vita. Orfano, lasciò la scuola per suonare e mantenersi. Fin dai suoi esordi fu soprannominato "The genius" e presto crea il suo primo gruppo, il "McSon Trio" nel 1947, anno del suo trasferimento a Seattle,sullo stile del celebre "Nat King Cole trio",cui Ray Charles si ispirò tante volte("I got the woman","Unforgettable")."Confession blues":il primo disco,anno 1949; poi,a seguire,"The things I used to do".Di lì a poco,nel 1951, il suo primo singolo a entrare nella classifica R&B, "Baby, Let Me Hold Your Hand". Ray fu protagonista dei cambiamenti che portarono la Black Music ad avvicinarsi al mondo del Jazz. Ma è nel '55, con "I've got a woman" che Ray Charles Robinson diventa Ray Charles, scatenando un terremoto culturale anziché musicale.La musica del diavolo con la musica di Dio: viene censurato perché blasfemo, esiliato dalla Georgia per il suo impegno contro il razzismo.Rimangono memorabili le sue performance ad alcuni Festival del Jazz. La sorte di Ray cambiò con un contratto per l'Atlantic Records. Qui pubblicò una serie di pezzi straordinari:" I've got a woman", "This little girl of mine", "Hallelujah I love her so" e "What'd I Say", una canzone che mescola lo spirito rock and roll con una linea modernissima di piano elettrico. Fu questa la sua ultima perla per l'Atlantic, che avrebbe poi lasciato alla fine degli anni Cinquanta per passare alla Abc. Successivo è stato il suo avvicinamento ad un genere più morbido, uno stile pop-orchestrale, "Georgia on my mind" e "I can't stop ving you" del 1962. "Unchain My Heart "e "Hit the Road Jack", due pietre miliari. 12 Grammy conquistati,nove tra il 1960 e il 1966. Nel 1965, però, Ray Charles fu costretto a fermarsi:problemi di tossicodipendenza lo tennero lontano dai palchi e dalla musica.Droga,la cocaina, "l'elisir della breve vita":piegato dalla stanchezza di non mollare mai, dal tentativo di farcela nonostante tutto, nonostante il dolore, la fatica, la povertà, le fregature. Belle donne, tante, tantissime: la minaccia costante di una nuova perdita, quella della sua amatissima moglie Della.Il ritorno, sofferto, un anno dopo: abbandonò i territori del soul e del rock a favore di un repertorio più jazzato, anche nei dischi. Nel 1980 partecipò al film "The Blues Brothers" (pellicola cult con John Belushi) che rilanciò non poco la sua figura.Pochi o quasi nulli i lavori di questo periodo,solo qualche rivisitazione di una discografia eccezionalmente ricca.La sua ultima apparizione in pubblico risale al 30 aprile del 2004 accanto a Clint Eastwood:la città di Los Angeles aveva dichiarato monumento nazionale gli studi del cantante costruiti 40 anni fa nel centro della metropoli.Ray Charles ha attraversato la rivoluzione "black" anni Cinquanta, ha costruito la sua storia e la nostra storia.Ha respirato jazz, blues, Rythm&blues, gospel e perfino country,costruendo su di essi la poliedricità della propria anima.Ha sconvolto i benpensati,eppure ha vissuto intensamente;ha combattuto per i suoi ideali;ha vinto le sue battaglie semplicemente da uomo,non da divo o rockstar ma come Ray.Rimarrà impressa per sempre nel tempo quell’icona di Ray Charles seduto al suo pianoforte, che dietro i suoi occhiali scuri scrutava lontano,dove nessun altro poteva arrivare, descrivendoci con la sua musica magnifici paesaggi sonori che solo lui poteva vedere.Aveva solo una spina per difendersi dal mondo,la sua musica,pungente, dolorosa, che lascia il segno e ne ha fatto lo stendardo,mai baluardo,della propria essenza.Ray Charles non era un musicista qualunque, era destinato ad entrare nella galleria dei grandi uomini della musica,poichè la musica l'aveva capita ed amata fin in fondo, l'aveva raccontata senza rimpianti, tramandata con il cuore e con l'anima.Ray Charles si è spento il 10 giugno 2004 a Beverly Hills, California, all'età di 74 anni:un vecchio blues canta il mio,il nostro arrivederci...A buon rendere...
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